Un obbligo di legge…

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Da maggio 2018 avrà piena efficacia la nuova normativa dell’Unione Europea sulla privacy, il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

Il GDPR introduce nuove regole che impongono alle imprese l’adozione di misure di sicurezza specifiche per proteggere i dati personali degli individui e sanzioni severe nel caso di violazioni degli obblighi imposti.

Le aziende dovranno pertanto allinearsi alle nuove regole di privacy e investire nell’adozione di processi e strumenti informatici adeguati per il rispetto della nuova normativa.

In particolare, l’articolo 32 impone alle aziende d’implementare “una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento”.

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Nuove normative ARERA, cosa cambia da “gennaio 2018”

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A fronte degli allarmismi degli ultimi giorni, cerchiamo di fare chiarezza su cosa è avvenuto negli ultimi tempi in merito alla composizione della fatturazione dell’energia elettrica.
In altra sede, ci occuperemo della Delibera 50/2018/R/EEL che sta suscitando tanto interesse sui media nazionali, relativamente al riconoscimento degli Oneri non recuperabili per il mancato incasso degli Oneri Generali di Sistema definita anche “socializzazione degli insoluti”.

Gli Oneri di Sistema sono una voce della fattura elettrica che incide per il 19% del totale. Hanno una natura “para fiscale” e sono destinati alla copertura dei costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, gli oneri nucleari per lo smantellamento delle centrali, bonus sociale, ecc.

L’Autorità per l’Energia ha definito con la Delibera 481/2017/R/EEL e segg., a decorrere dal 1° gennaio 2018, la nuova struttura tariffaria degli oneri generali di sistema per le utenze non domestiche del settore elettrico, abbandonando il vecchio criterio di imputazione secondo una logica di suddivisione a scaglioni di consumo.

Dal 1 gennaio 2018 le componenti A2, A3, A4, A5, As, MCT, UC4 e UC7 sono state riunite in due soli raggruppamenti: “oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione” e “rimanenti oneri generali”.
In particolare, l’ARERA, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha stabilito che le aliquote degli oneri generali di sistema, ed ulteriori componenti da applicare a decorre da gennaio 2018, siano distinte nelle seguenti voci:

  • Asos “oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione” che saranno differenziati in base a classi di agevolazione;
  • Arim “rimanenti oneri generali”;
  • componente perequativa UC3;
  • componente perequativa UC6.

La struttura delle componenti Asos ed Arim, come gli oneri di distribuzione, è di tipo trinomio, in quanto comprendono:

  • corrispettivi fissi in euro per ogni punto di prelievo, c€/PdP/anno;
  • corrispettivi variabili in funzione della potenza massima assorbita, c€/kW/anno;
  • corrispettivi variabili in base all’energia attiva prelevata, c€/kWh.

A fronte di questa modifica, è possibile elaborare alcune considerazioni.

  1. La differenza degli oneri fra bassa tensione (BT) e media tensione (MT) è stata nettamente ridotta.
  2. Si prevede un aumento non trascurabile dei costi fissi e semifissi (legati alla potenza) poiché il precedente sistema tariffario, non prevedeva un costo degli oneri variabili in funzione della potenza massima assorbita.
  3. Per le utenze BT su singolo turno di lavoro, la spesa relativa agli oneri sarà in linea a quella del periodo precedente, mentre per le aziende su più turni, il nuovo sistema genererà, probabilmente, dei benefici.
  4. Maggiormente penalizzati saranno gli utilizzatori allacciati in media tensione fino a 1.800 ore di lavoro all’anno, a favore di coloro che operano su più turni.
    L’obiettivo dell’Autorità è stato quello di sostenere le imprese che presentano un consumo meno discontinuo, prevedendo un piccolo vantaggio economico per coloro che lavorano oltre 6.500 ore all’anno.
  5. Le osservazioni in precedenza riportate, non riguardano le imprese a forte consumo di energia elettrica (energivore) che potranno beneficiare direttamente in bolletta della riduzione degli oneri. La componente Ae, a copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica, prevista dal vecchio sistema, è sostituita dal gettito della maggiorazione della componente Asos, applicato agli utenti che non rientrano fra le imprese energivore.

Conclusioni


UTENZE BT: l’effetto delle nuove A-UC è sostanzialmente neutro per le aziende che lavorano su un turno, e progressivamente benefico su quelle che lavorano su due/tre turni, con risparmi sino a 10 Euro/MWh rispetto al costo unitario attuale.

UTENZE MT: l’effetto delle nuove A-UC è molto penalizzante per le utenze che lavorano su un turno – con rincari anche superiori a 10 Euro/MWh; tale penalizzazione si attenua fin quasi ad azzerarsi per le aziende che lavorano progressivamente su più ore annue equivalenti (in particolare quindi per quelle che lavorano su tre turni).

UTENZE AT: L’effetto delle nuove A-UC è anche qui neutro per le aziende che lavorano su un turno (che sono peraltro non numerose a questo livello di tensione); la penalizzazione si eleva sino a 8 Euro/MWh per le aziende che lavorano progressivamente su più ore annue, ciò in quanto nel nuovo schema viene a mancare l’effetto fortemente regressivo delle “vecchie” A/UC oltre gli 8.000 MWh/mese.

Utenze domestiche


L’Autorità, avendo valutato che l’azione congiunta degli aumenti determinati, sia dall’incremento degli oneri a favore delle agevolazioni per le imprese energivore sia del passaggio verso il nuovo sistema, avrebbe comportato aumenti di spesa considerevoli per i piccoli consumatori, (Consumo fino a 1.500 kWh/Anno) ha stabilito che l’ultima fase relativa al superamento del vecchio meccanismo a scaglioni sui corrispettivi degli oneri di sistema a favore di una tariffa non progressiva, sia posticipata al 1 gennaio 2019.

Aggiornamenti della notizia sul canale pubblico TelegramBeasy news Energia e Gas” semplicemente seguendo il bot da questo link dedicato ai nostri clienti: https://t.me/beasy

Voucher per la digitalizzazione delle PMI 2018

Il MiSE ha definito termini e modalità di concessione di un voucher, di importo non superiore a 10.000 €, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. Le risorse finanziarie disponibili sono pari a euro 100.000.000 suddivise su base regionale.

 

Beneficiari


Possono presentare domanda per la concessione del voucher le micro, piccole o medie imprese attive in tutti i settori economici, con l’eccezione dei settori esclusi dall’applicazione del Regolamento de minimis (esclusi pesca e acquacoltura, produzione primaria, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, attività connesse all’export). Ai fini dell’ammissibilità le imprese devono: • avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente; • non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente; • non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del Voucher; • non trovarsi nella situazione di aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune.

Interventi Ammissibili


L’intervento prevede la concessione di contributi in forma di voucher di valore non superiore a 10.000
euro per sostenere l’acquisto di software, hardware o servizi che consentano:

  • il miglioramento dell’efficienza aziendale;
  • la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, tale da favorire l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro;
  • lo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
  • la connettività a banda larga e ultralarga;
  • il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentano l’accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultino scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili;
  • la formazione qualificata, nel campo ICT, del personale delle suddette piccole e medie imprese.
Ambiti di attività Spese ammissibili

a) miglioramento dell’efficienza aziendale
b) modernizzazione dell’organizzazione del lavoro
c) sviluppo di soluzioni di e-commerce

Hardware, software e servizi di consulenza specialistica

d) connettività a banda larga e ultralarga
Le spese relative a tale ambito sono ammissibili solo se strettamente correlate agli ambiti di attività a), b) e c)

Spese di attivazione del servizio per la connettività sostenute una tantum (con esclusivo riferimento ai costi di realizzazione delle opere infrastrutturali e tecniche e ai costi di dotazione e installazione degli apparati necessari alla connettività a banda larga e ultralarga)

e) collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare
Le spese relative a tale ambito sono ammissibili solo se strettamente correlate agli ambiti di attività a), b) e c)

Spese relative all’acquisto e all’attivazione di decoder e parabole per il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare

f) formazione qualificata nel campo ICT del personale
Le spese relative a tale ambito sono ammissibili solo se attinenti ai fabbisogni formativi strettamente correlati agli ambiti di attività a), b), c), d) ed e)

Spese per la partecipazione a corsi e per l’acquisizione di servizi di formazione qualificata (a favore di titolari, legali rappresentanti, amministratori, soci, dipendenti dell’impresa beneficiaria)

I servizi e le soluzioni informatiche devono essere acquisiti successivamente all’assegnazione del voucher.

Il progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico deve essere ultimato entro sei mesi dalla pubblicazione sul sito istituzionale del Ministero (www.mise.gov.it) del provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher.

Per data di ultimazione si intende la data dell’ultimo titolo di spesa ammissibile riferibile al progetto stesso. Si evidenzia, inoltre, che le prestazioni svolte a titolo di servizi di consulenza o di formazione, facenti parte del progetto agevolato, devono essere realizzate entro il medesimo periodo

Entità del Voucher


Il voucher di importo non superiore a 10.000 € euro è concesso, a titolo de minimis, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili. Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher richiesti dalle imprese, per una determinata regione, risulti superiore all’ammontare delle risorse finanziarie disponibili il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione alle richieste effettuate dalle singole imprese.

Iter di presentazione delle domande


L’iter di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni è articolato nelle seguenti fasi:

  • Prenotazione risorse e compilazione domande
    A. compilazione della domanda, a partire dalle ore 10.00 del 15 Gennaio 2018:
    1) accesso alla procedura informatica;
    2) immissione delle informazioni richieste per la compilazione della domanda e caricamento dei relativi allegati;
    3) generazione del modulo di domanda sotto forma di “pdf” immodificabile, contenente le informazioni e i dati forniti dall’impresa proponente, e apposizione della firma digitale;
    4) caricamento della domanda firmata digitalmente e conseguente rilascio del “codice di predisposizione domanda” necessario per l’invio della stessa.
  • Invio delle domande
    B. invio della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dalle ore 10.00 del 30 Gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 Febbraio 2018:
    1) accesso alla procedura informatica;
    2) immissione del “codice di predisposizione domanda”, costituente formale invio della domanda, da effettuare entro il termine finale;
    3) rilascio da parte della piattaforma informatica dell’attestazione di avvenuta presentazione della domanda, recante il giorno, l’ora, il minuto e il secondo di acquisizione della medesima.

Iter di prenotazione del Voucher


Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata. Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria.

Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda o all’importo richiesto.

Concessione ed erogazione Voucher


Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

L’impresa deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

 

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Il bus elettrico si ricarica wireless marciando su un asfalto tecnologico

Ricaricare un veicolo senza fili, semplicemente sfruttando la stessa strada su cui esso si muove. È l’idea della startup israeliana Electroad, che ha creato un nuovo sistema wireless che permette ai mezzi con batteria elettrica di ricaricarsi in modo assolutamente green, grazie all’induzione elettromagnetica. Funziona come uno smartphone Il concept su cui si basa è piuttosto semplice, visto che si tratta dello stesso principio legato all’alimentazione degli smartphone in modalità wifi. I veicoli elettrici sono attrezzati di sensori in grado di ricevere l’energia elettrica quando si trovano su tratti stradali che sfruttano la tecnologia di Electroad, mentre i tratti stradali sono a loro volta muniti di una particolare striscia in gomma e rame. Sui lati della carreggiata vengono poi installati degli inverter in grado di trasmettere elettricità che passa attraverso la bobina posta all’interno del mezzo. Il risultato è che il veicolo non ha più la necessità di lunghe soste per fare il pieno di energia: basta che si sposti sulla parte green del tratto stradale. Il test su venti metri di strada di Tel Aviv Il sistema, che ha ottenuto un finanziamento dal progetto europeo Horizon 2020 e che nasce principalmente per ridurre l’impatto ambientale del trasporto pubblico, è ancora in fase iniziale, anche se è già stato testato su un tratto di strada di venti metri di Tel Aviv, dove è riuscito ad alimentare un bus elettrico della città. L’obiettivo della startup è di offrire delle vere e proprie “corsie verdi”, iniziando fornendo maggiori soluzioni di ricarica che permettano agli autobus di utilizzare batterie più piccole, riducendo il peso e il costo complessivo di questi veicoli elettrici. Gli altri progetti Non è la prima volta che un progetto del genere viene testato: a livello europeo, l’azienda Scania sta sperimentando un autobus ibrido in Svezia, il Citywide LE4x2, che monta due motori, uno a biodiesel e l’altro elettrico, in grado di lavorare insieme. Il nuovo modello del veicolo è capace di ricevere l’elettricità tramite l’induzione elettromagnetica. Jessica Fabiano – Corriere della Sera, 13-02-17  Giuseppe Irranca :: Beasy srl – da Corriere della Sera di Jessica Fabiano <>15 febbraio 2017 telegra.ph/Il-bus-elettrico-si-ricarica-wireless-marciando-su-un-asfalto-tecnologico-02-15

Lo Sportello per il consumatore di energia

A volte il proprio fornitore di luce o gas può diventare un muro impenetrabile per il consumatore con un problema Per questo motivo, dal 2009 l’AEEGSI ha creato lo Sportello per il consumatore di energia, gestito da Acquirente Unico con il compito di fornire assistenza nei rapporti tra clienti e venditori. Contattando il Numero Verde 800.166.654 è possibile richiedere informazioni e aiuto su numerosi aspetti relativi alle forniture di luce o gas, tra cui fatturazione, conguagli, consumi, svolgimento pratiche e molto altro. Per poter utilizzare il servizio e non aggiungere ulteriori complicazioni, è importante seguire correttamente le procedure previste. Lo Sportello dispone infatti di due canali distinti e ben differenziati, ed è importante rivolgersi a quello corretto per non finire in un vicolo cieco: il Servizio SMART Help è dedicato ad un numero ristretto di problemi specifici e ben identificati; il Servizio Conciliazione invece va utilizzato in tutti gli altri casi. Vediamo quindi qual è la maniera corretta di procedere per risolvere rapidamente tutti i problemi legati alla fornitura di energia e gas. 1. Reclamo scritto Innanzitutto, se i classici canali di contatto del proprio fornitore (sportello o call center) non riescono a venire a capo della questione, il primo passo è sempre quello di presentare un reclamo scritto al proprio fornitore. I recapiti a cui indirizzare il reclamo solitamente sono riportati in bolletta oppure sul sito internet del venditore, in cui a volte sono anche disponibili dei moduli di reclamo standardizzati: in questi casi, è sempre bene utilizzare questi per essere sicuri di inserire tutte le informazioni richieste. É consigliabile inviare il reclamo con un mezzo che consenta di provare la data di ricevimento, ad esempio fax, raccomandata con avviso di ricevimento, posta elettronica ecc. 2. Attendere la risposta Una volta presentato il reclamo, occorre attendere la risposta del fornitore, che deve avvenire anch’essa per iscritto. L’attesa minima è di 40 giorni dalla data di presentazione esclusivamente per problemi relativi a: bonus luce e/o gas per clienti in disagio economico; ritorno al precedente fornitore in caso di contratti non richiesti; applicazione di corrispettivi di morosità non dovuti; doppia fatturazione; mancata erogazione di indennizzo automatico. In questi casi, se la risposta scritta non è giunta nei termini oppure non fosse soddisfacente è possibile rivolgersi al Servizio SMART Help. Se il problema invece non riguarda uno dei temi dell’elenco precedente, occorre attendere 50 giorni e successivamente attivare il Servizio Conciliazione. 3. Rivolgersi allo Sportello Se il reclamo scritto non è servito a risolvere il problema, non resta che rivolgersi allo Sportello per il consumatore di energia. Le richieste sono effettuate online tramite due distinti siti web, uno per il Servizio SMART Help e uno per il Servizio Conciliazione. Entrambi i servizi sono gratuiti, e aiutano il cliente a risolvere velocemente i propri problemi evitando rimbalzi e scaricabarile. Cerchiamo comunque di evitare di abusarne: è sempre meglio cercare di dirimere le controversie tramite i canali di contatto del proprio fornitore, utilizzando queste procedure solo nei casi più importanti o che si trascinano troppo a lungo. Claudio Zocca – Altra Bolletta, 10-02-17

Bortoni (Aeegsi): “Su garanzie serve mix di soluzioni” – QE

Il presidente dell’Autorità a QE: “Opportuno che distributori non si interfaccino con i clienti. Perplessità su un fondo ad hoc” di C.M. …“ci stiamo lavorando, credo che servirà un mix di soluzioni”. Così il presidente dell’Autorità per l’energia, Guido Bortoni, ha commentato a QE la sentenza del Tar Milano che ha annullato il passaggio del Cade relativo alle garanzie sugli oneri di sistema a carico dei trader. Decisione che sembra esonerare i venditori non solo dall’obbligo di prestare le garanzie ma anche di versare ai distributori gli oneri che non siano stati effettivamente riscossi dai clienti finali. La cui eventuale morosità resta quindi scoperta, visto che i distributori non hanno al momento titolo a riscuotere direttamente gli oneri. “Ritengo sia opportuno che le imprese di distribuzione non si interfaccino direttamente con i clienti, per ragioni di unbundling”, ha sottolineato Bortoni, parlando ieri con QE a margine della presentazione dell’iniziativa “Bonus a sapersi” (QE 6/2). Ma allora quali le possibili contromisure? Il presidente dell’Aeegsi non si sbilancia, limitandosi a esprimere perplessità su soluzioni alternative che pesino in bolletta, quali un fondo ad hoc o l’imposizione della garanzia per gli oneri direttamente in capo al cliente finale. “Eviterei rimedi sbagliati in partenza”, ha rimarcato. www.quotidianoenergia.it

Maggior Tutela e Tutela Simile – Cosa cambia dal 1° gennaio 2017 per consumatori domestici e piccole imprese

Giuseppe Irranca :: Beasy srl – Sito AEEGSI <>24 gennaio 2017. Dal 2007 i consumatori domestici e le piccole imprese possono scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica. La partecipazione al mercato libero però necessita di un certo grado di informazione e consapevolezza che il consumatore deve acquisire. Per facilitare questo processo l’Autorità ha istituito, a partire dal 1° gennaio 2017, la Tutela SIMILE al fine di accompagnare il consumatore verso il mercato libero e guidarlo nella scelta di una offerta semplice, consentendogli di comprendere le modalità ed i meccanismi per poter poi scegliere consapevolmente il proprio fornitore. Al cliente finale che non sceglie il proprio fornitore di mercato libero, anche attraverso la Tutela SIMILE, continuano ad essere applicate le condizioni economiche e contrattuali definite dall’Autorità per il servizio di Maggior Tutela . Tutela SIMILE La Tutela SIMILE è una particolare tipologia di contratto di fornitura di energia elettrica di durata di 12 mesi non rinnovabile. Tale contratto, pur basandosi sul mercato libero, è composto da condizioni contrattuali definite dall’Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori. Le condizioni economiche sono analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela, ma con la riduzione di un bonus una tantum – qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi – diverso da fornitore a fornitore, che viene applicato nella prima bolletta. Per tale ragione le offerte di Tutela SIMILE sono facilmente confrontabili tra loro e con il servizio di Maggior Tutela. Tutti i clienti domestici e le piccole imprese, attualmente serviti in Maggior Tutela, possono scegliere il contratto di Tutela SIMILE, autonomamente o con l’aiuto di un una Associazione dei consumatori o di categoria per le piccole e medie imprese accreditate presso Acquirente unico, definiti facilitatori.Il contratto di Tutela SIMILE è un contratto web, che può essere stipulato con il fornitore, in maniera semplice e intuitiva attraverso il sito www.portaletutelasimile.it . Sul sito il cliente può scegliere in modo facile tra un numero limitato di offerte commerciali, semplici e standard, ordinate in funzione del valore del bonus una tantum offerto dai venditori. Il cliente può aderire alla Tutela SIMILE fino al 30 giugno 2018 e la fornitura ha una durata massima di 12 mesi. Alla scadenza del contratto il cliente può scegliere se rimanere con lo stesso fornitore sottoscrivendo una nuova offerta di mercato libero oppure può stipulare un contratto di mercato libero con un fornitore diverso. In caso di mancata conclusione di un nuovo contratto, il cliente finale resta con il fornitore ammesso alla Tutela SIMILE e gli vengono applicate condizioni contrattuali ed economiche di mercato libero in base ad una struttura standard definita dall’Autorità. Resta salva la facoltà del cliente finale di richiedere di rientrare nel servizio di Maggior Tutela. vedi anche: Elettricita’: da gennaio 2017 “Tutela Simile” disciplinata dall’Autorita’   Ansa.it Cosi’ famiglie e Pmi saranno accompagnate verso il mercato libero. Maggior Tutela Dal 1° gennaio 2017 cambiano alcune condizioni del servizio di Maggior Tutela , che sarà sempre riservato alle famiglie e alle piccole imprese (con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro). Potranno ancora accedere alla Maggior Tutela, cosi come oggi, i clienti aventi diritto che ne fanno richiesta, che non hanno sottoscritto offerte sul mercato libero o che si trovano, per qualsiasi causa, senza un fornitore di energia elettrica sul mercato libero. Rispetto a oggi, dal 1° gennaio 2017: il prezzo sarà sempre calcolato trimestralmente; tuttavia il metodo utilizzato sarà caratterizzato da un più immediato allineamento con i costi di approvvigionamento sostenuti per servire i clienti; le altre condizioni contrattuali non subiranno variazioni. Il servizio di Maggior Tutela resterà in vigore fino alla sua rimozione ex-lege. per ulteriori informazioni è possibile contattare lo Sportello per il consumatore di energia Versione in pdf della presentazione e linee guida – www.autorita.energia.it/allegati/elettricita/170101.pdf

Tutela simile, Tar riesclude Energetic Source e Spigas

Dopo l’iniziale ammissione, no alla sospensiva del provvedimento AU: il requisito dei clienti deve riferirsi a una sola società. La controllata di Vng si era alleata con Estra, Acel e Made in Energy. Quotidiano Energia 20 gennaio 2017 Colpo di scena: Energetic Source (ora Evi- va, QE 16/1) e Spigas non possono partecipa- re al meccanismo della Tutela simile (QE 12/1). Dopo due decreti monocratici che ne avevano momentaneamente determinato l’inclusione, nella camera di consiglio di ieri il Tar Lombardia ha deciso di respingere la sospensiva chiesta dalle due società contro il diniego di ammissione opposto dall’Acqui- rente Unico. Come anticipato, il tema del con- tendere era se il requisito del numero minimo di clienti serviti dovesse esse- re soddisfatto dalla sola “controparte commerciale che sottoscrive ed intrattiene il rapporto commerciale” oppure anche dall’intero gruppo societario o da un’associazione temporanea d’impresa. In risposta alle richieste degli operatori, sottolineano le ordinanze, l’Autorità ha riba- dito la validità della prima opzione. Posizione che per i giudici “pare immune da irra- gionevolezza”, tenuto conto che “con riferimento ai requisiti operativi, con particolare riferimento al numero minimo di clienti forniti dal fornitore ammesso, l’individuazione di tale soglia numerica debba realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico di adeguatezza di tale fornitore, nella gestione di un numero significativo di clienti finali, rispetto all’esigenza – emersa nell’ambito della consultazione – di consentire la massi- ma partecipazione dei venditori; ciò anche in prospettiva di realizzare una maggiore concorrenza tra gli operatori interessati” (cfr. pag. 28 della deliberazione n. 369/2016)”. Dare accesso alla Tutela simile a gruppi o Ati, conclude il Tar, “palesemente eludereb- be l’effettività della particolare qualificazione imprenditoriale richiesta dalla disciplina speciale quale parametro per un’efficace selezione degli operatori”. Nel caso di Energetic Source, i giudici aggiungono inoltre che “non vi è prova dell’avvenuta fusione tra la ricorrente e la società L&G”. Mentre Spigas (controllata dalla tedesca Vng), si era presentata in Ati con Estra Elettricità, Acel Service (grup- po Lario Reti) e Made in Energy. Da sottolineare che Energetic Source ha già venduto 14 contratti sul portale della Tutela simile. Anche se si tratterebbe solo di prenotazioni, che quindi restano congelate. Le ordinanze sono sul sito di QE.

Cambiamo la potenza del contatore. Ma quanto costa?

La riforma delle tariffe elettriche avrebbe dovuto rendere gratuito il cambio di potenza, mentre ha semplicemente ridotto i costi: dal 1° aprile verrà eliminato il contributo fisso amministrativo e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni ‘scatto’ di kW di potenza aggiuntiva Con l’entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche si potrà cambiare più facilmente la potenza contrattuale della propria fornitura. Ci sarà una maggiore possibilità di scelta dei livelli di potenza impegnata poiché è stata introdotta una gradualità più fitta rispetto a quanto previsto finora, in modo da permettere all’utente di individuare il livello più adatto alle proprie esigenze. In particolare, già dal 1° gennaio 2017, si può chiedere di aumentare o diminuire la potenza contrattualmente impegnata: di 0,5 kW, fino a 6 kW; di 1 kW, oltre 6 kW e fino a 10 kW; di 5 kW oltre 10 kW e fino a 30 kW. Inoltre i clienti domestici avranno a disposizione, nella nuova Bolletta 2.0, l’indicazione del livello massimo di potenza prelevata per ogni mese oggetto di fatturazione e, almeno una volta all’anno, il dettaglio dei livelli massimi di potenza prelevata mensilmente negli ultimi 12 mesi. Questi dati dovrebbero permettere all’utente di poter compiere scelte informate sul livello di potenza impegnata ottimale. Ma il cambio di potenza non sarà gratuito, come invece veniva comunicato in fase di presentazione della riforma. Ci sarà semplicemente una riduzione dei costi che prevede l’azzeramento della quota fissa e uno sconto sul contributo di connessione (delibera 782-16 dell’Autorità per l’Energia). L’Autorità, nel comunicato di fine anno, precisa che dal prossimo 1° aprile, verrà eliminato il contributo fisso amministrativo a favore dei distributori per la copertura degli oneri amministrativi, che attualmente è di 27 euro, e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni ‘scatto’ di kW di potenza aggiuntiva. Quest’ultimo contributo non verrà richiesto all’utente che chiede un aumento di potenza dopo una precedente riduzione effettuata sullo stesso contatore o verrà restituito qualora il cliente decida di rinunciare alla potenza aggiuntiva precedentemente richiesta. Questi sconti partiranno da aprile per dare la possibilità ai distributori di aggiornare il software, un po’ come è avvenuto l’anno scorso per il Canone Rai che è stato inserito in bolletta solo da agosto. Quanto costa cambiare la potenza impegnata? Fino ad aprile, il cambio della potenza contrattuale costerà ai clienti del servizio in maggior tutela: un contributo fisso di 27,03 euro richiesto dal distributore sia che si chieda un aumento sia che si chieda una diminuzione della potenza; un contributo amministrativo di 23 euro; per le richieste di aumento della potenza disponibile, un contributo di 69,36 euro per ogni kW di potenza disponibile aggiuntiva richiesta. Per i clienti del mercato libero il costo cambio dipende da quanto previsto nei singoli contratti, fatto salvo che il distributore addebita comunque al venditore i 27,03 euro di contributo fisso più il contributo per i kW aggiuntivi richiesti. Se si chiede l’aumento di potenza direttamente al momento dell’attivazione del contatore di energia elettrica, si risparmiano i 27 euro relativi ai costi amministrativi. Ma spesso per i nuovi allacciamenti è comunque il distributore che detta le condizioni, limitando a volte la potenza massima impegnata. L’aumento della potenza comporta anche (nelle bollette successive) un aumento del deposito cauzionale, quando è previsto, e della quota potenza della tariffa per il trasporto e la gestione del contatore. Chi è nel mercato libero, inoltre, farebbe bene a verificare se l’offerta sottoscritta è valida per qualsiasi livello di potenza impegnata. Cosa cambia da aprile Sia nel mercato libero che nella maggior tutela, non si pagherà più il contributo di 27 euro e ci sarà uno sconto del 20% sul contributo previsto per ogni kW di potenza aggiuntiva richiesta. Per gli utenti della maggior tutela questo contributo è fissato a 69,36 euro, quindi da aprile verrà ridotto a circa 55 euro se si chiede l’aumento di 1 kW, mentre se si vuole uno scatto di 0,5 kW si pagherà la metà (circa 27 euro). Questa riduzione dei costi, però, sarà valida solo per i prossimi due anni poiché durante la consultazione avviata nel 2015 dall’Aeegsi, gli operatori hanno fatto pressione affinché l’Autorità fissasse “solo un periodo iniziale” nel corso del quale praticare tali sconti, ritenendo che un completo annullamento di tali costi avrebbe potuto “indurre sia un ricorso ingiustificato alle variazioni di potenza sia possibili disparità di trattamento tra clienti del mercato libero” (delibera 582- 15). Posizione che è sembrata piuttosto strumentale e contraria allo spirito stesso della riforma. Fino ad oggi, infatti, i cambi di potenza sono stati frenati proprio da una certa rigidità delle operazioni e dei costi. Ed ecco il controsenso: la riforma da una parte incentiva a spostare i consumi maggiormente verso il vettore elettrico, ad esempio attraverso l’uso di pompe di calore, ma dall’altra lascia i costi a carico degli utenti. Chi decide di installare una pompa di calore, infatti, dovrà chiedere un aumento di potenza e la riforma avrebbe dovuto permettere questo cambio senza oneri aggiuntivi. In molti casi non sarà richiesto neanche un intervento in loco da parte dell’operatore, ma si potrà intervenire da remoto quindi si tratta di un costo ingiustificato che rischia di frenare l’obiettivo stesso della riforma. Infine, come evidenziato proprio dai distributori, lo stato attuale delle colonne montanti diffuse nei condomini di molte città non permette (almeno temporaneamente) l’aumento di potenza; quindi in alcuni casi si dovrà intervenire sulla colonna montante per consentire il cambio. E a pagare saranno molto probabilmente i condomini. Antonella Giordano – QualEnergia, 16-01-17

Sul mercato del gas parte la rivoluzione di prezzi e contratti

Il mercato del gas come quello del petrolio, con prezzi decisi dal mercato (speculatori compresi) e non più da negoziati segreti tra singoli produttori e consumatori. La rivoluzione è già cominciata e – benché il traguardo di un mercato davvero liquido e globale sia ancora lontano – i primi segnali di transizione sono evidenti nel gas distribuito via pipeline, così come nel Gas naturale liquefatto. Persino in Europa, roccaforte di Gazprom, si stima che oltre metà delle forniture siano acquistate sul mercato spot o indicizzate a quest’ultimo, invece che al petrolio, come un tempo era la norma. Quanto al Gnl, nei prossimi mesi è previsto il lancio di diversi contratti future che – se decolleranno – potrebbero mettere il turbo alle trasformazioni già in atto sul mercato l’evento potrebbe essere paragonabile al varo negli anni ’80 dei contratti su Wti e Brent e alla loro successiva affermazione come benchmark di prezzo globali. Su questo fronte avrebbero cominciato a muoversi i pesi massimi il Cme Group e l’Intercontinental Exchange. Le due borse, secondo fonti del Wall Street Journal, starebbero entrambe studiando la quotazione di contratti sul Gnl americano, che potrebbe avvenire già nei prossimi mesi. La Tokyo Commodity Exchange (Tocom) e la Singapore Exchange (Sgx) di recente hanno delineato piani analoghi, per la quotazione di un future riferito al mercato asiatico del Gnl, anticipando alla Reuters che un annuncio ufficiale potrebbe arrivare ad aprile 2017. Il progetto gode di un forte sostegno da parte del governo giapponese, che si è schierato a fianco delle utilities locali – prime al mondo per consumi di Gnl – nella sfida per ottenere contratti di fornitura più flessibili. L’Antitrust di Tokyo ha aperto un’indagine in particolare sulla legittimità delle clausole di destinazione, che impediscono di rivendere i carichi di combustibile a terzi una strada già percorsa con successo dalla Commissione europea nel decennio scorso. Qualche future sul Gnl asiatico, basato su indici, esiste già, ma i contratti non hanno finora attirato grande liquidità. Oggi tuttavia il mercato potrebbe essere maturo per un salto di qualità. Un soggetto nuovo e “diverso” è improvvisamente comparso sulla scena, alterando le regole del gioco gli Stati Uniti, che in novembre – a soli 9 mesi dal debutto sui mercati internazionali del Gnl – sono già diventati esportatori netti di gas. Le forniture «made in Usa» – indicizzate non al petrolio bensì all’Henry Hub, un benchmark quotato al Nymex, e prive di vincoli sulla destinazionesi – sono già spinte ai quattro angoli del mondo, raggiungendo anche l’Italia (si veda il Sole 24 Ore del 3 dicembre). Più in generale, afferma l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), sarà il crescente surplus di offerta – di cui è responsabile, oltre agli Usa, anche l’Australia – a fare da «catalizzatore per una seconda rivoluzione del gas, con implicazioni di vasta portata per i prezzi e i contratti». A fronte di una domanda intorno a 250 milioni di tonnellate l’anno, con moderate prospettive di crescita, la capacità di produzione di Gnl secondo l’Aie potrebbe crescere dai 415 miliardi di mc del 2015 (in gran parte inutilizzati)?a 595 miliardi nel 2021. In una situazione come questa gli acquirenti hanno – e avranno sempre di più – il coltello dalla parte del manico. Molti contratti di lungo termine sono già stati rinegoziati e c’è un ricorso crescente agli acquisti di gas liquefatto sul mercato spot questi rappresentavano circa il 15% nel 2015, mentre oggi il Cme Group stima si sia arrivati intorno al 30%. Per Goldman Sachs il Gnl già l’anno scorso è stato la materia prima più scambiata dopo il petrolio. Sissi Bellomo – Il Sole-24 Ore, 08-12-16

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